Il heatbreak separa la zona calda dell’hotend dal dissipatore. La sua sezione a parete sottile limita la propagazione del calore verso l’alto. Se questo limite diventa indistinto, il filamento si ammorbidisce già sopra la zona di fusione e l’estrusore spinge contro un tappo.
Funzione del heatbreak
Il passaggio tra blocco riscaldante e dissipatore deve scendere, nell’arco di pochi millimetri, da circa 250 °C a meno di 50 °C. Per questo il ponte è sottile e realizzato in un materiale con bassa conducibilità termica, di solito acciaio inossidabile. Un heatbreak in titanio conduce ancora meno il calore e sposta il limite più in basso.
Bimetallo e inserto in PTFE
Le versioni bimetalliche combinano un ponte in acciaio inossidabile con un rivestimento in rame: bassa conduzione nel punto di separazione e buona conduzione dove il calore deve essere dissipato. Gli heatbreak con inserto in PTFE guidano il filamento con poco attrito, ma limitano la temperatura dell’ugello a circa 240 °C, perché oltre questa temperatura il PTFE si decompone. Per ABS, PC e PA, nell’hotend è necessario un modello interamente in metallo.
Come riconoscere un heatbreak difettoso
La stampa inizia, si interrompe dopo diversi minuti e, dopo il raffreddamento, l’ugello è libero. Questo è il tipico caso di heat creep: il calore sale più in alto del previsto, il filamento si espande sopra la zona di fusione e si blocca. Controlla innanzitutto la ventola del dissipatore, poi il corretto posizionamento dell’heatbreak.
Durante il montaggio
L’ugello e l’heatbreak fanno tenuta l’uno contro l’altro nel blocco riscaldante. Il serraggio va eseguito alla temperatura di esercizio, altrimenti il materiale fuso fuoriesce dalla filettatura.