Un involucro trattiene il calore nell’area di stampa. In questo modo ABS e ASA si restringono meno, gli strati aderiscono meglio e le correnti d’aria non sollevano più gli angoli dal piano. Inoltre, la camera attenua i rumori. Le differenze riguardano la temperatura raggiunta dalla camera e quella dell’ugello.
Riscaldamento passivo o attivo
Un involucro passivo sfrutta il calore residuo del piano riscaldato e dell’hotend; in questo modo la camera raggiunge spesso i 40-50 °C. È sufficiente per ABS e ASA con componenti di dimensioni comuni. Le camere riscaldate attivamente mantengono temperature molto più elevate e diventano necessarie solo per il PC o per materiali plastici ad alta temperatura rinforzati con fibre, perché altrimenti questi materiali tendono a delaminarsi lungo l’altezza del componente.
Temperatura dell’ugello
Per ABS e ASA sono sufficienti circa 250 °C. PC e nylon richiedono 280-300 °C, mentre i materiali industriali necessitano di temperature ancora più elevate. È importante che nel rompifilo non sia presente PTFE, perché al di sopra di circa 250 °C rilascia gas.
PLA in una macchina chiusa
Nell’area di stampa calda il calore si accumula, il PLA si ammorbidisce e i componenti si deformano vicino all’ugello. Le macchine dotate di sportello o coperchio rimovibile possono essere aperte a questo scopo; alcune regolano attivamente verso il basso la temperatura della camera.
Filtri e rumore
I filtri a carbone attivo e per particolato trattengono una parte delle sostanze rilasciate durante la stampa di ABS o ASA. L’involucro riduce inoltre il livello di rumore, rendendo le macchine più tollerabili negli ambienti domestici.
Produttori
Bambu Lab e Creality costruiscono macchine CoreXY compatte con camera, adatte alla scrivania. Flashforge e Mingda coprono volumi di stampa più ampi. Creatbot punta sui materiali ad alta temperatura con una camera riscaldata attivamente. FLSUN utilizza la struttura Delta per componenti alti e stretti.